Profilo storico








La conca naturale posta a 1400 m di quota, che oggi appare al visitatore come una delle tante piccole valli del Falterona prive di vegetazione arborea, era ancora agli inizi del XIX secolo un piccolo lago denominato “Lago della Ciliegeta”.

Nel maggio del 1838, in seguito ad un ritrovamento fortuito da parte di una pastorella sulle sponde del lago di una statuetta in bronzo raffigurante Ercole, prendeva avvio a Stia la formazione di una società di “amatori” locali con lo scopo di effettuare ulteriori ricerche con l’intento di recuperare altro materiale archeologico affiorante.

Gli scavi portarono al prosciugamento dello specchio d’acqua e al ritrovamento di una delle più ricche stipi votive del periodo etrusco che fece assumere al sito la nuova denominazione di “Lago degli Idoli”. Furono recuperati infatti oltre 600 pezzi in bronzo tra cui statuette a forma umana completa, piccole teste, parti anatomiche e figure di animali oltre a diverse fibule, una grande quantità di monete nella loro prima forma, àes rude ed àes signatum, numerosi frammenti di armi in ferro e di ceramica.

L’insieme dei reperti recuperati furono offerti alle Regie Gallerie di Firenze che ne rifiutarono l’acquisto accordando però il permesso di vendere la collezione formatasi. Questa venne esposta a Roma e successivamente venduta a singoli pezzi o a piccoli gruppi. In questo modo della maggior parte del materiale raccolto se ne persero le tracce. A tutt’oggi siamo a conoscenza che solo due bronzetti della primitiva raccolta sono ancora conservati in Casentino presso privati.

I pezzi più pregiati furono ceduti al British Museum di Londra e al Louvre di Parigi. Al British infatti sono tuttora visibili quattro bronzetti a figura intera, una testina e due arti votivi, mentre al Louvre cinque bronzetti a figura intera.

Della raccolta ottocentesca esposta a Roma, rimangono i disegni di vari bronzetti che G. Micali pubblicò nel 1844; tramite questa documentazione è stato possibile rintracciare altri due reperti: uno a Baltimora (USA) e uno alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

Nel 1972, in seguito al ritrovamento di altri tre bronzetti sempre nello stesso sito, e a vari interventi di clandestini, fu intrapreso dalla Soprintendenza Archeologica di Firenze un limitato saggio sul luogo  dello scavo ottocentesco che permise il recupero di frammenti di ceramica, di porzioni di varie armi, e di altri cinque bronzetti in cattivo stato di conservazione per l’ossidazione del metallo avvenuta dopo il deflusso delle acque in seguito alla prima indagine.

In tempi più recenti infine furono recuperati altri piccoli bronzetti tra cui una punta di lancia miniaturistica, un piccolo uccello, due testine, la parte superiore di un kouros e un bronzetto a figura umana intera. Quest’ultimo materiale insieme a quello del saggio del 1972 è esposto al Museo Archeologico di Partina.

Il recupero di tanti oggetti fanno del sito uno dei più importanti luoghi di culto di quel periodo e il luogo, frequentato per quasi cinque secoli, rimane una delle testimonianze più importanti delle viabilità di scavalco dell’Appennino  che univa l’Etruria a sud dell’Arno all’Etruria padana. Inoltre le numerose offerte di devoti appartenenti alle più diverse categorie sociali confermata dalla variegata qualità degli oggetti deposti nel lago, testimonia come il luogo fosse tenuto in massima considerazione da tutta la società che componeva il mondo etrusco e con questo forse intendeva onorare nel laghetto una delle origini del fiume Arno le cui sorgenti, a Capo d’Arno, ancora oggi distano alcune centinaia di metri.

Gli altri pezzi pregiati del British Museum e del Musee du Louvre si possono vedere nella pagina iniziale del sito.

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