Campagna di scavo al “Lago degli Idoli”
 


 I lavori di scavo archeologico del sito sono stati promossi dalla Comunità Montana sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. L’indagine è stata affidata dalla Cooperativa I.D.R.A di Firenze con la partecipazione di soci volontari del Gruppo Archeologico Casentinese.
Contemporaneamente alla tradizionale indagine archeologica sono stati effettuati numerosi altri studi interdisciplinari:
-       il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze ha realizzato lo studio archeo - metallurgico dei manufatti metallici;
-       il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna ha eseguito lo studio dei pollini presenti nella stratigrafia del sito;
-       la Soprintendenza Archeologica di Firenze, in collaborazione con il CNR, ha prodotto lo studio sui materiali organici ritrovati nella conca lacustre;
-       la Soprintendenza Archeologica di Firenze, in collaborazione con Georisorse Italia di Siena, ha attuato lo studio geomorfologico della zona del lago;
-       la Dendrodata di Verona ha curato le radio-datazioni dei reperti lignei e l’indagine dendrocronologia;
-       la D.R.E.A.M. Italia di Poppi ha provveduto al progetto per il miglioramento ambientale dell’area, il ripristino del lago e l’adeguamento della viabilità di accesso.
La campagna di scavo ha avuto inizio nell’estate 2003 con una serie di saggi aventi la funzione preliminare di chiarire la consistenza e lo stato dell’area già più volte indagata in passato e poter porre così le basi per i successivi interventi. Di seguito a questi preliminari, lo scavo è stato esteso a tutta la zona occupata dall’antico bacino lacustre e sulle sue sponde; la successione degli interventi si è conclusa con la campagna di scavo del 2006.
La ricerca ha confermato le pesanti manomissioni avvenute in passato e che vanno essenzialmente imputate allo sterro ottocentesco e agli scavi abusivi che si sono protratti fino ai giorni nostri. Del primo scavo si sono messe in evidenza le opere di drenaggio eseguite per liberare la conca dall’acqua e favorire più facilmente il recupero del materiale archeologico; queste consistevano nel taglio della sponda a valle del laghetto e nella realizzazione di profondi canali di deflusso che prendevano forma a monte del drenaggio della probabile sorgente, ora scomparsa, la quale dava origine alla raccolta idrica. Degli scavi abusivi sono emerse tracce invasive della stratigrafia e il recupero, in seguito a sotterramento, di attrezzatura da scavo contemporaneo.

 

canale di drenaggio ottocentesco

Studio della conca lacustre

Il  completamento dello scavo ha reso possibile studiare l’andamento delle sponde di contenimento delle acque e della configurazione originaria del bacino permettendo in questo modo di formulare anche delle ipotesi sulla possibile formazione del bacino  stesso. Infatti  sembra essere stato originato, circa diecimila anni fa, da un ingente movimento franoso, verificatosi poi più volte anche in tempi recenti,  sul declivio del Monte Falterona. Due fronti di frana imbrigliarono, in seguito all’evento, uno dei cinque bracci delle sorgenti dell’Arno avviando la genesi di un laghetto di circa 45 metri di diametro con una profondità massima di 5-6 metri.
Attraverso datazioni al carbonio 14, esami al microscopio elettronico dei residui pollinici e lo studio dei resti arborei che formavano un alto strato di torba al centro della conca, si sono acquisite importanti informazioni sul materiale organico precipitato sul fondo. L’esame stratigrafico dello strato vegetale indica infatti che l’interramento del centro lacustre è avvenuto in fasi caratterizzate da un diverso grado di copertura vegetale dei versanti limitrofi, probabile espressione di variazioni climatiche avvenute durante l’evoluzione dell’invaso. Anche se non è stato possibile esaminare i resti arborei al tempo della formazione della stipe per le pesanti manomissioni avvenute nell’ottocento, lo spesso strato vegetale formatosi al centro del lago sembra tuttavia indicare con buona attendibilità che lo specchio d’acqua al tempo degli Etruschi doveva essere ormai in gran parte interrato.


I materiali della stipe


Durante  le tre campagne di scavo è stato effettuato il recupero di una cospicua quantità di reperti databili dalla fine del VI al III sec. a.C. Sono stati rinvenuti per lo più manufatti bronzei, in particolare statuette di offerenti maschili e femminili, parti anatomiche umane, alcune raffigurazioni di animali, un grande numero di àes rude di vario peso, qualche àes signatum, alcune monete e una straordinaria quantità di punte di armi da getto in ferro.

Sono stati recuperati inoltre vaghi di collana in pasta vitrea e in bronzo, parti di fibule, piccoli oggetti di arredo, una punta neolitica in selce con straordinaria lavorazione e dieci piccoli strumenti litici inquadrabili alla fine del Paleolitico superiore - mesolitico. Ritrovamento quest’ultimo importante perché attesta che le sponde del lago erano già state visitate circa diecimila anni prima, da cacciatori preistorici che si muovevano sulle cime dei nostri monti e che, probabilmente, sostarono nei pressi dello specchio lacustre appena formatosi.

Una inattesa novità, mai segnalata dalla documentazione tra i reperti della stipe nel primo ritrovamento ottocentesco, è stato il ritrovamento di tre piccole lamine auree decorate a sbalzo. Il recupero di questo ultimo materiale, assieme ai magnifici bronzetti presenti in ogni campagna di scavo, confermano che al culto presso il piccolo lago, oltre a viandanti, pastori, persone dedite all’uso delle armi, artigiani e persone comuni, presero  parte anche individui appartenenti ad un ceto aristocratico benestante.