Storia

 

Durante i lavori di restauro della Pieve romanica dedicata a  Sant’Antonino Martire a Socana (1969-1973), furono rinvenute,  a fondamento delle strutture della attuale pieve, le tracce di una chiesa paleocristiana del VI-VII secolo e la gradinata di accesso ad un tempio etrusco.

Le fondazioni della prima chiesa sono evidenziate da tre absidi; l’edificio cristiano poteva così utilizzare come propria base di pavimentazione, il piano rialzato del tempio.

Della scala di salita al tempio sono ancora visibili una serie di 12 gradini in arenaria coperti da frammenti di travertino, forse parte di  rivestimento, che si possono vedere dalla apertura alla sinistra dell’abside della  pieve. Un  grande muro a secco di contenimento per un terrapieno, antistante il tempio etrusco, chiude la parte sacrale esterna. Qui,  nella  parte mediana del terrazzamento, è presente una straordinaria ara tra le più grandi dell’Etruria di forma rettangolare e composta da blocchi di arenaria modanati e legati con grappe di piombo.

Il materiale recuperato durante gli scavi è attualmente esposto presso il Museo Archeologico di Arezzo e, in alcune esemplificazioni, al Museo Archeologico di Partina. Di notevole interesse sono le antefisse che risalgono ad almeno due fasi di produzione dei manufatti, V e III secolo a. C., e due grandi ruote votive con iscrizioni in etrusco. Della struttura portante del tempio, essendo stato in legno, non ne rimane traccia alcuna, mentre si conservano frammenti di ceramica e di laterizi di copertura che decoravano il tempio e lo esorcizzavano dagli spiriti esterni: antefisse, coppi, tegole di gronda decorate.

L’ ipotesi di ricostruzione del tempio è suggerita dal canone del tempio tuscanico descritto da Vitruvio (De Architectura, IV, I-IX).

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