PIEVE DI ROMENA (Comune di Pratovecchio)
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La Pieve di san Pietro a Romena, diocesi di Fiesole è, dal punto di vista artistico, il più cospicuo e significativo degli edifici romanici del Casentino. La menzione più antica della chiesa risale ad un documento del 1054, dove viene citata come “Santi Petri sito Ormina”. Nel 1099 la denominazione è già mutata in Rumena, poi trasformato in Romena nel XII secolo. Ubicata non lontano dai ruderi del castello omonimo dei Conti Guidi, venne edificata lungo la direttrice stradale a destra dell’Arno che toccava la pieve di Socana e di Buiano. L’edificio attuale risale alla metà del XII secolo come sembra provare la data “1152” insieme alla scritta TEMPORE FAMIS (in un periodo di carestia) incisa sull’abaco di un capitello. In un altro è riportato ALBERICUS PLEBANUS che ne promosse la costruzione se non ne fu addirittura l’architetto. Resti di una precedente costruzione, anch’essa a tre navate ma con tre absidi, sono stati messi in evidenza la prima volta nel 1893, ma resi visitabili, sotto il piano di calpestio attuale, solo dopo i restauri del 1970; nella stessa occasione vennero recuperati vari frammenti scolpiti in arenaria forse parte di plutei dell’VIII-IX sec., anch’essi visibili nel sottochiesa. Attualmente si presenta come un edificio basilicale a tre navate, tipologia cui fanno riferimento anche tutte le altre pievi dello stesso periodo edificate in Casentino. La chiesa ebbe vari dissesti: nel 1599 crollò l’altare ed il ciborio, nel 1678 un grave terremoto determinò il crollo delle prime due campate di colonne e della facciata che ricostruita in posizione arretrata fu di nuovo distrutta nel 1729. Attualmente solo sei delle originarie coppie di colonne restano a spartire la chiesa in tre navate.
L’elemento architettonico di maggior risalto è costituito senza dubbio dalla tribuna che ospita l’altare e dai magnifici capitelli che recano figure umane, animali, simboli cristiani ed elementi fitomorfici di cui nel secolo scorso veniva invocata l’origine lombarda dei suoi esecutori. Da studi recenti invece si sottolinea la presenza di maestranze locali che trovarono ispirazioni da decorazioni dell’Abbazia di Sant’Antimo (Siena) e della Pieve di Arezzo; queste maestranze operarono quindi su più pievi locali e valdarnesi (Gropina e Cascia), elaborando un patrimonio tecnico che fonda le sue origini in epoca altomedievale, influenzato comunque da tipologie estranee alla tradizione locale. Vengono indicate strette analogie decorative con S. Martino a Vado e soprattutto con S. Maria di Montemignaio, che trova similitudini anche nella struttura architettonica della zona presbiteriale.
Le prime indagini archeologiche risalgono al 1893 eseguite per riportare il pavimento al piano originario della pieve, in cui furono rinvenuti frammenti ceramici a vernice nera e frammenti lapidei che fecero datare il primo insediamento ad epoca etrusca. Nel 1992-93 sono stati eseguite nuove indagini dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, con una breve collaborazione del GAC, e che hanno evidenziato all’interno della canonica un sepolcreto medievale con tracce di ceramica romana imperiale, mentre all’esterno, a sud della canonica, non lontano dalla facciata della chiesa, oltre ad altre deposizioni funerarie medievali, si sono rese visibili strutture del periodo romano con parti di pavimento in cocciopesto e acciottolato e la presenza di elementi di suspensurae che lasciano pensare che si possa fare riferimento ad un ambiente termale appartenente ad una villa rustica o ad una stazione di tappa, come già alla pieve di Buiano e a quella di Partina.
Come raggiungere la Pieve di Romena
Dal centro dell’abitato di Pratovecchio, in Piazza Paolo Uccello, seguire le indicazioni per Firenze e Romena. Attraversato il ponte sull’Arno seguire, a sinistra per 3 Km circa, la strada per Romena. Per la visita della chiesa chiedere al custode presso il podere nei pressi della pieve.