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Incastellamento e pievanie in Casentino nei secoli XI e XII
Il Casentino al tempo del regno carolingio e, in seguito, del Sacro Romano Impero, dal IX al X sec., apparteneva alla marca Tuscia ed era completamente inserito in questi sistemi amministrativi per cui, quando il potere centrale cominciò a manifestare difficoltà a controllare i sui territori, anche in questa zona si ebbe un graduale sviluppo delle forze locali, rappresentate nel nostro caso dal vescovo di Arezzo, dalla famiglia dei conti Guidi e dai monasteri della valle. I possedimenti del vescovo di Arezzo in Casentino erano di una certa consistenza perché si estendevano lungo la riva sinistra dell’Arno fino a comprendere i corsi dei torrenti Corsalone ed Archiano. Invece la riva destra dell’Arno, dal piviere di s. Maria di Buiano fino alle pendici del Falterona, era una zona controllata dai conti Guidi. Inoltre la fondazione di centri monastici, cui appartenevano le colline degradanti dai crinali dell’Appennino comprese fra l’alto Corsalone e il torrente Fiumicello a Pratovecchio, permisero ai due poteri locali di aumentare il controllo politico nelle loro aree di influenza. Infatti il monastero dei ss. Maria e Benedetto a Badia Prataglia fu fondato dal vescovo di Arezzo Elemperto alla fine del X secolo, mentre nel 1027 il vescovo Teodaldo approvò la nascita dell’Eremo di Camaldoli fondato pochi anni prima da Romualdo. Dall’altra parte politica, nel 1099, il conte Alberto dei Guidi fondò il monastero camaldolese di Poppiena presso Pratovecchio nel tentativo di allearsi con Camaldoli e sottrarlo all’influenza dell’episcopio aretino, ma già un suo antenato, Teugrimo dei conti Guidi, aveva fatto costruire a Strumi (ricordato già esistente nella documentazione a partire dal 1017) il monastero di s. Fedele. È in questo contesto politico-economico che, a partire soprattutto dalla seconda metà dell’anno mille, in Casentino si vide una fioritura di castelli e siti fortificati in tale quantità da sorprendere ancora oggi gli abitanti della vallata e gli studiosi stessi. Di nessuno di essi se ne conservano le carte di fondazione per cui si desume che la loro costruzione sia avvenuta per la volontà di uomini legati al potere, come i conti Guidi, o appartenenti all’alto clero, come il vescovo di Arezzo. Infatti degli unici tre castelli ricordati nei documenti già nei primi decenni dell’XI secolo, il castrum Marcianum, il castello di Marciano (la cui prima menzione è del 1008) apparteneva al vescovo di Arezzo, Castel Focognano (compare nei documenti nel 1022) era una donazione dell’imperatore Enrico II al monastero aretino di ss. Flora e Lucilla, mentre il castello di Strumi (ricordato dal 1029) era stato costruito da Teugrimo dei conti Guidi. Le motivazioni che portarono alla edificazione di centri fortificati in Casentino furono innanzitutto quello di controllare il territorio da un punto di vista politico amministrativo e quindi la possibilità di avere da vari punti di osservazione il controllo militare. Al periodo più antico appartengono una serie di castelli che compaiono nei documenti come castra, e quindi già fondati, prima del 1050: Sarna (980), Marciano (1008), Nibbiano (1011), Castel Focognano (1028), Strumi (1029), Montecchio (1049). A questo gruppo se ne possono aggiungere altri che con ogni probabilità sono molto precedenti alla data in cui compaiono nei documenti in qualità di luoghi difesi come Vezzano (1052), Castel Castagnaio (1063), Fronzola e Gello (1065), Bibbiena (1164), Banzena (1114), Chiusi (1119) e Romena (1164). Questi centri fortificati erano importanti in quel momento perché avevano la funzione di difesa del territorio e di protezione dei centri economici, quali erano gli abitati e i mercatali, infatti la proprietà della terra era fondamentale per garantire il potere ai signori. Camaldoli, che ebbe tanta parte nella storia della vallata, non sentì mai il bisogno per affermare la sua signoria territoriale con l’incastellare. Ad un secondo gruppo appartengono una serie di luoghi fortificati che determinarono una reale crescita e apportarono un vero cambiamento sul territorio; questo venne determinato da famiglie laiche, spesso in dipendenza feudale dai vescovi aretini o dai conti Guidi che, per aver raggiunto uno stato di benessere economico, poterono controllare un castello o edificarne uno nuovo ed entrare così a far parte della cerchia della nobiltà. Si possono iscrivere a questo gruppo: Gressa (1078), Soci (1079), Ragginopoli (1081), Partina e Lierna (1095), Papiano (1091), Moggiona (1107), Teggiano e Lorenzano (1111), Serra e Riosecco (1014). Si può ricordare ad esempio il caso dei Guglielmi, signori e fondatori di Ragginopoli che in seguito confluirono nella casata degli Ubertini. Segue un terzo periodo che rappresentò il momento in cui tutte le più grandi proprietà terriere dei laici furono fortificate a dimostrazione della completa sintonia tra il potere incentrato sulla difesa della proprietà terriera come sulla proprietà dei castelli. A questa terza fase appartengono una serie innumerevole di fortificazioni che nel tempo molti non ebbero successo duraturo perché non determinarono il trasferimento o l’accentramento di popolazioni. Unico caso in Casentino fu la fondazione di Serravalle da parte del vescovo di Arezzo (1188) che comprese il trasferimento degli abitanti di una villaggio vicino. In seguito i castelli furono declassati a case coloniche o ville-fattorie, oppure conservarono soltanto il toponimo “castellare”. Di altre situazioni si ebbe uno sviluppo urbanistico e di popolazione rilevante, come per Soci e Partina, perchè permettevano il controllo della via per la Romagna. Si nota infine come l’incastellamento abbia avuto la tendenza a fortificare siti posti in situazioni dominanti rispetto alle tre principali direttrici viarie del Casentino del periodo storico in considerazione: quella lungo i fiume Arno fino alle sue sorgenti, quella lungo l’Archiano per Camaldoli e Badia e quella lungo il Corsalone per il Passo di Serra: “anche se appare scontato rimane pur sempre da tenere presente l’intento del controllo del territorio soprattutto attraverso l’osservazione di percorsi stradali”. Dal punto di vista della organizzazione religiosa la valle continuò ad essere organizzata nelle due diocesi di Arezzo a sud, e di Fiesole a nord i cui confini, ancora oggi, sono fra Porrena e Sala. Queste a loro volta erano suddivise nei pivieri presieduti dalle pievi rurali ad ognuna della quali poi era assegnata una porzione del territorio con i rispettivi centri abitati le chiese o cappelle. La maggior parte delle pievi aveva una posizione topografica situata a destra dell’Arno: s. Maria a Subbiano, s. Antonino a Socana, s. Maria a Buiano, s. Martino a Vado, s. Pietro a Romena, s. Maria a Stia; due lungo il corso dell’Archiano, ss. Ippolito e Cassiano a Bibbiena (ora il Castellare) e s. Maria a Partina. Questi centri ecclesiastici, che servivano anche come spazi di esecuzione di atti amministrativi, dovevano essere facilmente raggiungibili dalla popolazione del territorio. Per questo le pievi casentinesi erano situate in posizioni strategiche, lungo la viabilità di primaria importanza, e sulla presenza di vestigia antiche come quelle etrusche e romane. Queste presenze archeologiche, alcune di straordinaria importanza, sono affermate da scavi archeologici per le pievi di Socana, Buiano, Romena, Partina. Di queste pievi le indagini archeologiche hanno messo in evidenza anche la primitiva impostazione paleocristiana. Inoltre proprio quando dal punto di vista politico si realizzava in Casentino l’incastellamento, almeno per le quattro pievi sopra indicate, avveniva una significativa trasformazione: da aula unica ebbero un significativo ampliamento a tre navate. Altra testimonianza questa di una migliorata situazione economica-politica che non fu solo locale ma europea che facilitava, con l’aumento della popolazione e di una più facile produzione e reperibilità di derrate alimentari, oltre all’incastellamento come già detto, anche la possibilità di ingrandire le pievi battesimali. È a partire dunque da queste nuove situazioni che il Casentino medievale si organizza e si trasforma e che vedrà in seguito la nascita di altri castelli non meno importanti (Poppi, Strada,…) e di pievi rurali dipendenti e di chiese di straordinaria bellezza. Di tutto questo desideriamo presentarvi solo alcune situazioni meno note ma non meno significative. |
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